Una mancanza di pari opportunità evidente

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Il tema della discriminazione però non è riconducibile solo alla questione della tifoseria che denigra le calciatrici. Il tema è più ampio. Anche la  carriera non è messa su un pari livello. Le cifre che i calciatori delle più importanti squadre del mondo guadagnano sono un bel miraggio per le calciatrici a livello professionistico. Anzi no! Perché in realtà nessuna delle giocatrici può ritenersi una professionista, per quanto riguarda l’Italia. Bravura, impegno e sacrificio: caratteristiche che sicuramente più di una di queste donne ha, ma che non basta a fare avere questa “etichetta”. E che dire delle nostre Azzurre che quest’anno parteciperanno ai Mondiali? No! Non siete professioniste?! Chi dice questo non è certo il tifoso di turno che vuole fare il grande ma la FIGC.

Le Norme Organizzative interne (NOIF) della FIGC all’articolo 29 stabiliscono proprio quali categorie e quali giocatori vengono qualificati come non professionisti e tra questi figurano proprio Le calciatrici partecipanti ai campionati di Calcio femminile. Poco spazio all’interpretazione quindi. Questo purtroppo crea una serie di eventi a catena come aveva già dichiarato il vicepresidente dell’AS Roma femminile: le strutture non sono all’altezza, attirare  giocatrici straniere di alti livelli dall’estero è difficile, ecc… Una mancanza di pari opportunità evidente.

I passi da fare nel calcio femminile mondiale sono ancora tanti. Gli stipendi e la visibilità data alle calciatrici non è purtroppo paragonabile a quella data ai colleghi del sesso opposto. Ma le nostre ragazze ce la mettono tutta, sperando che l’occasione dei Mondiali 2019 sia un trampolino di lancio per dimostrare, ancora una volta, quanto il calcio femminile possa essere da esempio e dare ispirazione a tutto il mondo dello sport, per abbattere le discriminazioni di genere.

Fonte :footballnews24.it
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