Condividi l'articolo

 

 

Dopo la terribile batosta, dal punto di vista tecnico e della classifica, rappresentata dal pareggio casalingo con la Florentia, l’impegno contro la più forte delle squadre italiane appare proibitivo.

La Roma, nella scorsa stagione aveva dimostrato di aver in parte assottigliato il gap con le primissime della classe. Ma questo è un anno, forse, non solo un giorno, di profondo nero. Fin dai primi minuti, le lupe appaiono tristi, quasi rassegnate.

Una forza ed una gloria che non si trovano più, non si riconoscono. Hanno nel cuore la tristezza di un napoleonide nell’età della Restaurazione. Bonfantini ne è davvero lo specchio, come tante Julien di Stendhal, le giocatrici di coach Bavagnoli oggi si consegnano al proprio destino. È la difesa, in questo caso a tradire, nonostante, ed è tutto dire, un’ottima prestazione di Ceasar. Al 12’, è già gol, al termine dell’azione più corale della Juventus. Perfetta palla filtrante di Bonansea per Caruso, che dal fondo  mette dentro rasoterra per Girelli che accorre e insacca. Il colpo è subito terribile, non c’è reazione. Al 25’, è il raddoppio che di nuovo mostra uno degli aspetti sui quali la Roma e il calcio femminile tutto, devono lavorare: le marcature sulle traiettorie aeree.

Se si guardano le statistiche, infatti, troppo spesso le reti scaturiscono da calci d’angolo che non si riescono a leggere e a gestire. Swaby, respinge corto e male la palla che giunge a centro area e Sembrant se la ritrova nei pressi del dischetto di rigore. È 2-0. Due minuti dopo, un lampo, che può venire solo dalla campionessa Serturini, ancora oggi ritrovata, nel suo ruolo silenzioso di giocatrice dominante.

Imbeccata molto bene da Lazaro, va via sulla sinistra e, da posizione angolatissima, sfodera un diagonale strepitoso. Ma è solo l’elemosina consegnata al mendico, per citare Schopenhauer, che salva oggi la sua per vita prolungare domani il suo tormento. Al 36’, ancora un angolo e un gol. Stavolta, incredibile dictu, ad essere lasciata sola è addirittura Girelli che stacca di testa e ristabilisce le distanze. La Roma conclude il tempo lunga e con gli occhi bassi. Nella ripresa qualcosa pare cambiare. Erzen sostituisce Soffia, ammonita, e Thomas Agnese, per la quale servirebbe un discorso a parte.

La Juve non ha più bisogno di spingere, ma la Roma stringe i reparti e gioca meglio, con una circolazione più veloce ed un recupero più pronto. Può bastare? No. Nonostante la pressione, le occasioni questa volta non arrivano e Giugliano, per esempio, non giunge mai al tiro. A parte un’occasione con Ciccotti, che viene murata, sugli sviluppi di un tiro dalla bandierina al 68’, la Roma lascia gestire alle padrone di casa senza affanni. Anzi, è ancora Ceasar, all’82’ che compie un miracolo su Lina Hurting che conclude addirittura dall’interno dell’area di porta. Le lupe provano un timido forcing finale e, in un minuto, l’89’, il destino si mostra impietoso e indifferente. Prima, doppio colpo di testa di Bartoli, salvato per ben due volte sulla linea dalla difesa bianconera, è forse anche questione di cattiveria la difesa su calcio d’angolo, e poi il pallone che schizza sulla traversa.

Sul capovolgimento di fronte, Pettenuzzo, tra le migliori, è superata, e Hurtig, libera sulla destra, fa gol con un bel sinistro a rientrare. La Roma ha ormai perso la possibilità di recitare un ruolo importante in questo campionato. E anche il passivo fa male. Che dire? La partita odierna era estremamente ostica, a tutti i livelli. Non sono questi i punti, in fondo, che sono da rimpiangere. Eppure degli interrogativi sono ormai urgenti. Che succede ad una squadra, che ha un’identità di gioco riconoscibile ed un grande potenziale? I progetti, nell’opinione di scrive, sono sempre a lungo termine. È sempre con il tempo che si costruiscono le grandi squadre. Non è coach Bavagnoli da porre in discussione.

Finora la Roma ha pagato una serie di eventi catastrofici in sequenza, determinati da molta sfortuna e da una serie di errori tecnici che non sono propri delle giocatrici che li hanno commessi. Da lì è scesa nei cuori una tristezza. Questa, in una squadra, non deve mai vedersi. Questa, Bavagoli deve scacciare.

Un aspetto tattico che si può rilevare, riguarda il centrocampo, che appare sempre un po’ leggero, soprattutto nelle transizioni negative. Quando si perde palla in attacco, gli spazi che si aprono sono troppi. Gli elementi in rosa, tuttavia, non permettono grandi varianti, a meno di rinunciare ad una punta.

Se si considera, però che la Roma è superiore alla maggior parte delle squadre della serie A, non sembra una scelta accettabile. Manca, ed è il discorso a parte, Agnese la guerriera. Totalmente. Se Serturini è fortissima ma silenziosa, Agnese ha la forza di scatenare una fisicità e una grinta impressionanti. Può, e l’anno scorso lo ha fatto, trascinare, fare innamorare i tifosi. Che le succede? Dietro ad ogni atleta, c’è una persona, una vita, una storia.

 

C’è sempre un non detto. Che non si ha il diritto di investigare. Chi guarda, nondimeno, non può dire che questo: ci manca immensamente Agnese la guerriera. Solo con lei, tutto può cambiare improvvisamente volto.

Pietro Secchi       

Ph Luciano Sacchini 

Foto reportage         

Translate »