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Le lupe appaiono ancora sbandare nella dura terra di mezzo. Probabilmente pagano il duro colpo dei due punti persi a Milano, senza merito.

 

Ai tifosi oggi non resta il senso del bello. La partita della Roma, sul piano del gioco è forse la peggiore della stagione, nonostante un dominio territoriale quasi assoluto.

L’avversario è tecnicamente inferiore ma davvero indomito e le ragazze di Bavagnoli non trovano la loro solita identità di gioco.

Il cambio degli esterni difensivi, rilevante sul piano tattico, con Bartoli a destra e Soffia a sinistra produce benefici offensivi, bello l’assist di Elisa per Lazaro al 10’ che vale lo 0-1, e lacune difensive, i due gol sanmarinesi provengono entrambi dalla fascia sinistra. Ma è la circolazione della palla che manca, è frammentaria e discontinua. Il campo è di dimensioni strette e questo non favorisce gli esterni. Dopo il vantaggio, la Roma tiene palla, ma senza incisività e senza la rabbia di chiudere la partita.

La mancanza di Andressa si avverte, ma Bernauer assolutamente non demerita. Quando non arrivano i punti, si smarriscono le certezze, le delusioni possono far immalinconire gli eroi. Questo, nell’opinione di chi scrive, succede alla Roma a San Marino, che continua a pensare a Milano come Achille alla morte di Patroclo.

Solo quando vengono azzannate, le lupe si ricordano chi sono. Così, dopo aver subito il pareggio al 42’ su calcio di rigore di Barbieri, determinato da un fallo di Serturini, finalmente leader e trascinatrice fino alle lacrime, tradita dalla troppa generosità, trovano immediatamente l’1-2 con uno stacco imperioso di Lazaro, che approfitta di un’uscita imprecisa di Ciccioli.

Ma non basta. Le padrone di casa centrano e pareggiano di nuovo, con la difesa giallorossa veramente troppo molle. Azione dalla sinistra, gran tiro centrale di Baldini e sulla respinta di Baldi, ancora Barbieri insacca con un apprezzabile tuffo di testa.

La ripresa è brutta, davvero. Questa volta non c’è neppure l’alibi dell’estetica. San Marino sottopalla ma orgogliosa e le lupe a pensare alle tante maledizioni dei romanzi di Lovecraft. Senza convinzione, senza dare quasi mai una palla filtrante. Eppure la nebbia e l’oscurità non sono infinite. Annamaria forse si ricorda le parole d’amore scritte per le sue 50 presenze e tira fuori di nuovo la giocatrice che è. Su imbucata di Giugliano, comunque combattiva,  sfodera un controllo orientato di interno sinistro e una bomba di collo destro all’angolo. Da manuale dell’esterno d’attacco. AS 15 mostra un sorriso che rigenererebbe chiunque.

Sa che se vuole può essere dominante e il suo colpo tira fuori le lupe dalla nebbia della terra di mezzo. Così è, se vi pare, perché il gioco oggi è mancato ed è mancato tutto quello per cui avevamo ammirato la squadra di Bavagnoli nelle ultime due partite. Ma eravamo stanchi dell’impotenza del bello, questa volta l’artiglio c’è stato ed è stata gioia. Nel calcio non c’è una regola. Ha ragione chi fa gol. E il gol lo ha fatto una di noi, felice e orgogliosa. Per ritrovare le lupe fino in fondo, adesso serve ritrovare Agnese la guerriera. Dimenticata Milano, siamo fuori dalla nebbia. Questo speriamo, più che asseriamo, e solo il campo dirà.

Pietro Secchi       

Ph Giulio Tiberi           

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