SERIE A FEMMINILE : ROMA ANCORA NELLA TERRA DI MEZZO

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Le lupe ancora avvolte nella nebbia. A volte troppo belle, sì da farsi sfuggire la preda. Per chi segue il calcio da molti anni è veramente difficile giudicare l’1-1 di Milano. Non si possono trovare pecche a livello tecnico-tattico alle giallorosse per 70 minuti. Bavagnoli fa vedere nuovamente principi di gioco da top coach: difesa alta, circolazione di palla veloce, ricerca continua degli esterni d’attacco, mai un pallone alzato a sproposito. Di nuovo, ci ripetiamo, insegna calcio. E di nuovo, però, nel calcio non c’è una regola.

Alle lupe occorre la bava sui denti e le giocatrici della Roma non la hanno. Il primo tempo è un dominio assoluto, con l’Inter che gioca costantemente sotto palla e mostra soltanto la buona individualità di Moller. Eppure i tiri in porta della Roma scarseggiano, uno di Lazaro al 15’ fuori di poco e uno di Serturini al 24’. Il gol arriva soltanto a tempo scaduto, confezionato dalle due migliori in campo. Giugliano affonda sulla destra e tira in diagonale, Aprile non trattiene e Serturini insacca, impazzendo di gioia. Sembra fatta, perché anche nella ripresa non c’è storia. Dominio in mezzo al campo e sicurezza in difesa. Quando si tira in porta, però, ci vuole la rabbia per tutto quello che la vita non concede, altrimenti il pallone non entrerà mai. Ed è la rabbia che manca a Lazaro al 58’, che incredibilmente di testa mette sopra la traversa un bellissimo cross di Thomas. Il possesso di palla non fa punteggio e Sorbi inserisce Gloria Marinelli, un talento che brillò la scorsa stagione con una rete meravigliosa contro il Milan. Eccola ripetersi. Al 69’, su lancio di capitan Alborghetti, supera sulla destra Bartoli e Pettenuzzo, incrocia un diagonale perfetto e sigla il pareggio.

La Roma accusa il colpo, ma avrebbe tutto il tempo e il modo per rimediare. Al 71’ Brustia, già ammonita per un fallo di mano, è espulsa per una brutta entrata. Ancora, la Roma è troppo bella per vincere.

È stata colpita nella sua vanità e reagisce a fatica. Giugliano ha un sussulto con una bomba da fuori al 76’ che Aprile tocca sulla traversa. Ma è troppo poco e incomprensibile. Una partita quasi senza errori e non vinta. Lo si scriveva anche a proposito della scorsa giornata. È un’osservazione difficile da fare, perché non tecnica. Solo sul cuore e suoi denti delle lupe si può e si deve lavorare, il calcio si fa amare anche per altro, per la corsa, il sacrificio estremo, la volontà, la cattiveria nel voler decidere un risultato. Non è agevole determinare fino a che punto un coach possa produrre queste caratteristiche.

 

Ai tifosi resta il senso dell’impotenza del bello, della sconfitta dei dandies come Baudelaire. Le lupe continuano a passeggiare avvolte dalla nebbia in una terra di mezzo che le separa dalle grandi squadre. I tifosi si chiedono quanto sia ancora lunga.

Pietro Secchi

Credit Ph #GiulioTiberi

      

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