SERIE A FEMMINILE – LA NAZIONALE di Milena Bertolini

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Ringraziamo l’amico Andrea Grassani  del #IlCittadinodiLodi  per averci dato la possibilità di divulgare questa Sua splendida intervista alla CT Milena Bertolini 

Se il calcio femminile italiano ha avuto nell’ultimo periodo un’esplosione di popolarità e finalmente, diciamolo, un adeguato riconoscimento, molto lo si deve alla Nazionale guidata da Milena Bertolini.

I Mondiali del luglio 2019 in Francia, hanno infatti rappresentato quella scintilla che di fatto ha abbattuto barriere e pregiudizi che da sempre accompagnano il calcio delle donne. La certificazione più autorevole è arrivata dagli ascolti televisivi, che hanno portato le azzurre a sfiorare gli share dei colleghi maschi, e alla fine l’eliminazione ai quarti di finale per mano dell’Olanda è stata comunque accolta quasi come un trionfo. Oggi quindi tutti guardano il calcio femminile con occhi differenti. E peccato che ci sia messo di mezzo il Covid-19 proprio nel momento più bello.

A proposito di Covid, lo scorso marzo il vostro viaggio di ritorno dal Portogallo per l’Algarve Cup fu piuttosto movimentato...

«In effetti riuscimmo a rientrare con un volo charter, dopo che erano stati bloccati tutti i voli diretti in Italia, e dopo ore e ore di attesa in aeroporto. Eravamo all’inizio di quella che sarebbe poi esplosa come una vera e propria pandemia e il mondo si stava fermando».

Come ha vissuto questo periodo?

«Recuperando un po’ di energia, ma con uno stato d’animo di enorme sofferenza. È successo qualcosa che nessuno si sarebbe mai immaginato».

Il calcio femminile stava vivendo un ottimo momento: pensa che questa situazione possa incidere sul futuro?

«Il rischio c’è, inutile nasconderci, così come in tanti altri ambiti. Credo tuttavia che questo momento debba e possa diventare un’opportunità. Conta lo sviluppo del movimento, che magari sarà anche più veloce. Questa situazione ci mette di fronte alla realtà e ci fa capire che ci saranno cambiamenti magari verso un calcio migliore».

Ritiene giuste le decisioni del consiglio federale che aveva chiuso i campionati femminili di Serie B e C e di lasciare aperto uno spiraglio per la A?, salvo poi chiuderlo questa settimana…

«Mi pare una scelta di buon senso che tiene conto della realtà del calcio femminile. La Serie A viaggia a una velocità superiore rispetto alle altre categorie e sebbene le atlete non siano ancora professioniste come status in realtà lo sono di fatto, mentre Serie B e C sono categorie più in linea con i dilettanti».

Molte società alla ripartenza si troveranno in difficoltà soprattutto nel reperimento degli sponsor a causa di questa situazione che ha inciso sull’economia. Cosa ne pensa?

«Questo sarà un problema di tutto il calcio, soprattutto dilettantistico, sia maschile che femminile, per cui credo che ci sia bisogno più che mai di una ri -progettazione del movimento pensando a riforme e aiuti non solo economici ma anche strutturali».

Anche la Nazionale ha pagato questa pandemia con il rinvio degli Europei al 2022. Come cambiano i vostri programmi?

«Abbiamo fatto slittare tutti gli impegni a settembre, ma è chiaro che questa interruzione del campionato di A terrà le atlete ferme cinque o sei mesi e questo potrebbe poi avere ripercussioni anche sulla Nazionale».

A proposito di Nazionale, un bilancio di questi tre anni?

«Certamente positivo. C’è stata una consapevolezza e una crescita delle ragazze a 360 gradi e dietro ci sta il grande lavoro sia della federazione che dei club. Le atlete sono state messe nelle migliori condizioni per allenarsi in un certo modo, con staff tecnici e medici molto preparati e delle strutture ideali. Oltre a questo le grandi motivazioni hanno portato a questo percorso, che resta però ancora molto lungo».

In Nazionale c’è anche la lodigiana Stefania Tarenzi che lei conosce molto bene avendola già allenata a Brescia…

«Stefania ha grandi potenzialità che non sta ancora esprimendo al massimo. Si mette sempre a disposizione della squadra perché è molto generosa in campo, ma alcune volte dovrebbe essere un po’ più egoista, nel senso buono ovviamente. Ha tutte le qualità per diventare ancora più forte, dipende solo da lei».

Restando in tema di lodigiani, il nome di Raffaele Solimeno le dice qualcosa?

«Come no? È stato uno dei precursori del calcio femminile, allenatore molto apprezzato che ho avuto il piacere di incontrare quando ero ancora una giocatrice».

Domanda originale che non le avranno mai fatto… Più difficile allenare un club o la Nazionale?

«Sono modalità diverse: in Nazionale devi fare molta più sintesi, mentre nei club hai più tempo di lavorare. Tuttavia sono due percorsi fondamentali che ti arricchiscono molto a livello formativo e professionale».

Lei ha vissuto anche un’esperienza politica come assessore allo sport del suo Comune, Correggio, e poi nella Provincia di Reggio Emilia. Cosa pensa della politica?

«In questo momento la cosa più importante è fare squadra il più possibile perché è nei momenti di difficoltà che serve la squadra. Ciò non significa che chi sta all’opposizione non debba mettere in risalto gli errori di chi governa, ma il tutto dovrebbe essere funzionale per il benessere dei cittadini, invece mi sembra che si guardi più che altro al proprio ego. Non è questo il momento delle divisioni».

Lei ha vinto molto sia da giocatrice che da allenatrice. Pensa che in Italia il risultato sia ancora troppo preminente nel giudizio anche di un allenatore?

«Il risultato ha un peso molto importante, forse troppo, però chi ha una visione lungimirante in tutti gli ambienti riesce a vedere oltre il risultato e soprattutto lo ottiene comunque. Ecco, quelle a mio parere sono persone di livello superiore».

Quello che è successo pensa che possa essere un’occasione di rilancio anche per il movimento femminile o rischia di affossarlo?

«Mi auguro davvero che si possa ripartire con ancora più entusiasmo e programmazione. Penso a tutte le piccole realtà, come per esempio la Riozzese dalle vostre parti, che hanno fatto tanti sacrifici per arrivare dove sono arrivate e devono avere il sostegno e la forza per andare avanti».

Senta, in conclusione, quello che è successo, soprattutto in Lombardia, l’ha colpita particolarmente mi pare?

«Sono molto vicina alle popolazioni del Lodigiano e della Lombardia e provo davvero tanta sofferenza per quello che hanno subìto. Ho allenato a Brescia e conservo un grande ricorda di quel territorio. Per questo mi piacerebbe che chi ci governa tenga sempre in mente tutta la sofferenza di questa gente, a cui auguro di cuore di tornare a vivere serenamente». •

di

Andrea Grassani

Il Cittadino di Lodi

 

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