SERIE A FEMMINILE : LA JUVENTUS DI CARATTERE – OTTIENE L’ OTTAVA VITTORIA!

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Santa Lucia, per tutti quelli che hanno occhi
E un cuore che non basta agli occhi

Cantava il maestro De Gregori nella sua “Santa Lucia” del 1976, omonima dello stadio di San Gimignano espugnato dalla Juventus Women per la prima volta nella sua storia, breve ma già ricca di successi.

 

Tutti quelli che hanno gli occhi” non hanno potuto fare a meno di vedere l’ennesima grande prestazione di una squadra schiacciasassi che continua a vincere da otto partite consecutive (dieci se consideriamo anche lo scorso campionato mai giunto al termine). E siccome neanche l’Empoli, il Milan, la Fiorentina e più recentemtne il Sassuolo erano riuscite nell’arduo compito di interrompere la marcia trionfale delle juventine, in molti si erano appellati ai ricorsi storici, sperando che la trasferta di San Gimignano potesse rappresentare la volta buona. Niente di più sbagliato: questa squadra ha dimostrato ancora una volta di avere carattere, di essere più forte delle avversarie, della cabala e della scaramanzia e anche di aver superato i limiti che solo 9 mesi fa, sempre in trasferta sul campo della Florentia, l’avevano impantanata nel secondo pareggio stagionale.

 

A poco è servito il gran gol del vantaggio neroverde, se non a illuderci sulla veridicità della teoria dell’eterno ritorno di Nietzsche, poi prontamente smentita. Anzi, paradossalmente, la rete della tedesca Florin Wagner non ha fatto altro che risvegliare le Valchirie bianconere poco prima dell’intervallo, dando il là alla rimonta che poi si sarebbe consumata nella ripresa. Probabilmente è stata d’aiuto anche Santa Lucia, non la canzone di De Gregori né lo stadio di San Gimignano, ma la Santa patrona della vista che a quanto pare ha aperto gli occhi a coach Guarino sulle prestazioni insufficienti di Rosucci e Bonansea, consigliandole di operare immediatamente il doppio cambio con Hurtig e Alves.

 

Facile quando si ha tra le mani una rosa del genere, penseranno i più superficiali; va bene, la prossima volta glielo andate a dire voi a due perni della Juventus e della Nazionale di accomodarsi in panchina dopo soli 45 minuti? Ennesima dimostrazione che per allenare grandi squadre non basta la preparazione tecnico-tattica ma ci vuole anche personalità, coraggio, polso, tutte doti racchiuse perfettamente nella persona di Rita Guarino, una che, quando entra in ballo l’interesse della squadra, non guarda in faccia a nessuno, a costo di compiere scelte impopolari.

 

Scelte impopolari ma a quanto pare efficaci, perché ancora una volta hanno ribaltato la partita.

Pronti, via! In poco più di 10 minuti della ripresa, le bianconere si ritrovano incredibilmente a comandare la gara: prima la strepitosa rete di un’Arianna Caruso in stato di grazia al quinto (sì avete letto bene QUINTO) centro in otto giornate (lo score di un’attaccante praticamente); poi il rigore conquistato dalla neo-entrata Hurtig e trasformato dalla solita Cristiana Girelli, anche lei con dei numeri niente male: otto gol in altrettante partite. Se Caruso rappresenta la grande sorpresa della stagione, allora Girelli rappresenta la certezza, una vera e propria tassa: potrai anche riuscire ad evadere la prima volta (come successo contro il Sassuolo) ma puoi star certo che la volta dopo l’Equitalia del calcio femminile ti farà pagare doppio. Le statistiche impressionanti non finiscono qui: in questa stagione la coppia Caruso-Girelli è andata a segno in quattro partite su otto, insomma una partita sì e una partita no. Così, un po’ per gioco, mi sono immaginato un riadattamento della famosa citazione di Harry Potter, con la Guarino nei panni della professoressa McGranitt che, rivolta alle giocatrici, sbotta: “Mi domando perché ogni volta che vinciamo ci siete di mezzo voi due!” E la Girelli: “Mi creda mister, è la stessa domanda che mi faccio anch’io da inizio campionato”.

 

Battute a parte, le bianconere amministrano il vantaggio e creano altre occasioni per provare a chiudere la partita, senza successo. Dall’altra parte del campo, accanto ad una Lundorf rinata che per la seconda partita consecutiva si trova a fronteggiare il cliente più scomodo del match senza sfigurare, Hyyrynen giganteggia al centro della difesa (un ruolo non propriamente suo) non facendo passare nemmeno gli spifferi che, a giudicare dall’aria infreddolita delle giocatrici in panchina, si abbattevano copiosamente sul Santa Lucia.

La calma post-rimonta si rivela però essere la classica calma prima della tempesta: nei 10 minuti che precedono il triplice fischio, caos, confusione, errori tecnici e azioni raffazzonate la fanno da padroni rischiando di rimettere in partita la Florentia. È in momenti come questi che avere dalla propria parte una come Pedersen, l’intelligenza tattica fatta persona, può fare la differenza.

Mettiamoci anche la solita Caruso che, ad esattamente 1 giro di lancette dal traguardo, con una magia riesce a tenere in campo un pallone già dato per perso e a mandarlo sulla bandierina, chiudendo di fatto i giochi. Per capire l’importanza di questo gesto basta ricordarsi che solo una settimana prima, nel campionato dei colleghi maschietti, per un controllo infelice in una situazione analoga ma nettamente più semplice da gestire, la Juve aveva subito il pareggio-beffa di Caicedo.

Triplice fischio e triplici punti, le bianconere chiudono come meglio non potevano il ciclo di partite prima della sosta. La vittoria è meno netta del solito ma non per questo meno dolce e, se non si fosse ancora capito, rivela per l’ennesima volta l’unico segreto che si cela dietro i successi di questa squadra: il gruppo. Lo so, può sembrare un disco rotto, ma il fatto di ripetere sempre la stessa cosa non la rende di certo meno vera.

 

E un cuore che non basta agli occhi”. Lasciatemi infine dedicare questo verso della canzone di De Gregori agli indomiti tifosi della Florentia, sempre presenti, sempre corretti, sempre impeccabili, mai sopra le righe, con una passione che supera di gran lunga l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, che supera le siepi del Santa Lucia fino ad arrivare alle giocatrici in campo e che, a tratti, supera anche la voce del povero telecronista. Dove non arrivano gli occhi arriva il cuore, un grande cuore pulsante che non basta agli occhi, occhi orfani di 11 ragazze in neroverde, la storia più bella del calcio femminile.

Francesco Spinoso

Credit Ph Niccolò Parigini

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