SERIE A FEMMINILE : Bari – Roma, Poker per le lupe!

Condividi l'articolo

 

AVANZANO LE LUPE

Non ci sono mai giornate facili, nel calcio, come nella vita. Vizi, vecchie abitudini, pensieri, fragilità, come un fiume carsico, proprio quando le insidie appaiono più lontane, ci invadono. E finiscono per rendere le giornate innocue le giornate peggiori. Così, poteva essere per la Roma la trasferta di Bari, una squadra che si presentava con soli tre punti in classica. Così non è stato e il nostro poema, in forma di silenzio, aggiunge verso a verso, senza ancora pretendere la compiutezza.

Bavagnoli ripropone il 4-2-3-1, con pressing altissimo e la scelta paga, data la differenza a tutti i livelli, fra le due squadre. Le occasioni sono subito clamorose e il disappunto, nel non vedere la rabbia al momento delle conclusioni, affiora negli occhi del tifoso.

Per almeno tre volte, nel primo tempo, le Lupe hanno l’opportunità di colpire addirittura a porta sguarnita. Al 7’, su perfetto cross di Serturini, imbeccata da Giugliano, Migliola esce a vuoto, Andressa ci mette il petto, ma la sfera incredibilmente termina alta. Al 36’, il contropiede è perfetto. Giugliano si invola e centra rasoterra per l’accorrente Annamaria che è ormai oltre il portiere. Deve allungare un po’ il passo, ma, proprio con il suo destro, manda fuori.

Al 45’, le parti si invertono. Serturini crossa perfettamente dalla sinistra, Migliola è scavalcata di nuovo, Thomas arriva e deposita sul palo. Ciò che brilla è solo il veleno di Thomas, che calcia via la palla con il ghigno feroce di chi è a digiuno dall’inizio del campionato.

In mezzo, i gol. Molto belli. Al 29’, da Linari a Bortoli che parte della tre quarti sinistra, si accentra fino alla lunetta e scarica il destro. Una deviazione ne agevola la corsa verso l’angolo destro in fondo alla rete.

È la degna celebrazione delle duecentocinquanta partite in serie A del capitano. Uno spot per il calcio femminile, ma non solo. Un’idea di vita, di attaccamento, fino alla consunzione, a ciò che si ama. Questo, fra le tante altre cose, è ciò che il calcio può insegnare. Questo è ciò che deve a Elisa Bartoli. Al 37’, è il raddoppio. Movimenti perfetti dettati da coach Bavagnoli: Thomas scende sulla destra e crossa bene, Andressa fa la torre e Lazaro è perfetta. Controllo di petto e bomba di sinistro.

Nella ripresa nulla cambia. Si cerca subito la linfa e il sangue di Agnese la Guerriera, che sostituisce Paloma. È un peccato che non sia arrivato il gol, ne ha bisogno come l’aria, ma è viva, combattiva, anticipa e tira. Al 49’, su cross tagliato di Serturini arriva quasi in area di porta. Complice una scivolata di un difensore, il pallone schizza alto. Un minuto dopo, prende il fondo e crossa perfettamente. Thomas è sola, ma il suo colpo di testa decide che la rabbia la accompagnerà ancora per molto: è fuori!. Al 52’, arriva lo zero a tre. È una punizione di Giugliano che inganna sul suo palo Migliola. Il discorso sui limiti tecnici è stato più volte affrontato da chi scrive, ed è legato sostanzialmente allo scarso numero di praticanti, in primis. Sarebbe ingeneroso, oltre che frutto di un’errata valutazione rivolgerlo alle singole, sempre combattive peraltro.

 

Il Bari non supera la metà campo e non si esagera sostenendo che le reti avrebbero potuto essere dieci. Al 60’, ancora Agnese dribbla dalla destra, Quazzico non trattiene l’intervento in area e commette fallo. Andressa trasforma con un lieve passo di danza. È zero a quattro.

C’è spazio per Erzen, al posto di Soffia, per Banusijc, la potenza sembra impressionante, al posto di Serturini, per Severini, sui suoi piedi l’ennesima grande occasione dopo un bellissimo controllo a seguire, al posto di Andressa e per Pettenuzzo, non ci si deve dimenticare del suo valore, al posto di Swaby. Il tiro al bersaglio continua. Al 74’, sugli sviluppi di un corner, Agnese si vede respingere sulla linea un sinistro da dentro l’area. Tanti cuori sussultano per un momento, che non smettono di sognare. Al 75’, la stessa sorte tocca a Bunusic, dopo una strepitosa discesa di Thomas sulla sinistra.

Continuano i passi delle Lupe e sono sempre meno felpati. L’indicazione migliore è l’assoluta tenuta difensiva, che permette anche qualche leggerezza di più in avanti.

Da notare, poi, Giugliano sempre più dentro il gioco e Severini che non fatica a proporsi come un’alternativa utile. Se si tiene conto del ritorno di Bernauer e della cattiveria di Agnese, quel che sembrava un epitaffio può ancora diventare un peana. La Roma è in corso per terzo posto e c’è il miraggio, perché solo così può parlare il tifoso romanista che troppe lacrime ha pianto dopo Roma-Torino 5-2 del 1993, della Coppa Italia.

Non sono i miracoli, ma il paziente lavoro dell’intelligenza e della costanza, che tutto costruisce, che tutto trasfigura. Se questo si crede che sia lo spirito, il negativo è la via per il trionfo bacchico di cui ci parla Hegel.

Senza retorica, infine, senza filosofia, per come vuole lui, è il tempo di dare un abbraccio muto a Sebino Nela, ex presidente della Roma femminile, alle prese con una partita durissima. Non ha mai fatto sconti, non li ha mai pretesi da nessuno.

Chi scrive, dunque, non impiegherà mezza parola di troppo. È sicuro, però, che quell’abbraccio – che uno sguardo, colorato di quello che, per noi, sarà sempre lo scudetto, arricchirà – sarà gradito come il pudore vero e l’onestà.  

Pietro Secchi      

CreditPh Giulio Tiberi         

Translate »