Professionismo?Si! Ma l’entusiasmo va accompagnato con realismo ed attenzione!

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Il 27 Novembre 2019 potrebbe essere una data storica per il movimento calcistico femminile italiano,

 

finalmente ci sono i presupposti per superare gli ostacoli posti dall’inconcepibile legge 91 del 1981 ed introdurre il meritato professionismo per le nostre ragazze con gli scarpini.

E’ stato infatti presentato un emendamento alla legge di stabilità che ha l’obiettivo di superare gli aspetti legislativi chiaramente discriminatori, ovviamente si tratta di un primo passo essenziale, e dovuto, per riconoscere i meriti e le potenzialità di un mondo in chiara espansione.

L’argomento in questi giorni è stato ampiamente sviscerato, la notizia è reale e quindi anche la curiosità popolare ha portato ad una informazione piuttosto dettagliata di questi primi passi “lunari”. Anche l’aspetto economico ha trovato spazio nelle riflessioni giornalistiche e degli addetti ai lavori, ed anche le perplessità sulla sostenibilità non sono mancate.

Personalmente, per quanto riguarda questa angolazione, ritengo che i passi siano quelli corretti e la volontà della federazione, oltre che quella politica, è quella di andare in una direzione comune, spinti anche dal maxi investimento della FIFA  (un miliardo di euro!!) che testimonia l’appetibilità di quello che si può definire un nuovo mercato.

Tutto chiaro, quindi? Scenario ideale? Ecco… l’entusiasmo va accompagnato con realismo ed attenzione.

Sono ormai nel mondo del calcio femminile dal lontano 2001, e stiamo parlando davvero di un’era fa! Ci ho sempre visto grosse potenzialità, perché il grado di qualità dello spettacolo proposto è sempre stato in costante aumento. Ed in Europa cresceva la professionalità e l’indotto, questo non poteva lasciarci indifferenti; anche perché siamo un popolo che impara a calciare prima di camminare. E siamo alle porte di quello che doveva succedere, trascinati anche dalle imprese estive della nostra Nazionale.

Però, al sentimento, dobbiamo aggiungere la razionalità ed il senso critico. Ed è proprio l’intento di questa mia riflessione.

Cominciamo dalle strutture, le principali società sono spesso ospiti e costrette a girovagare per trovare uno spazio per giocare, quindi poca stabilità e poca volontà di investire (e questa carenza è presente perfino nel mondo maschile). I settori giovanili: ci sono squadre, tra le più importanti, che non hanno nemmeno la Primavera! La filiera è quasi sempre priva di continuità ed i motivi sono più di uno. Gli allenatori/educatori sono spesso coloro che vengono “scartati” dal mondo maschile , e quindi la qualità della crescita dei talenti è limitatissima.

Ancora oggi alcune ragazze lasciano il calcio perché costrette a scegliere tra lavoro e passione (Giulia Orlandi è la punta dell’iceberg) per una scarsa tutela e flessibilità. Ed ancora, ragazze ostaggi del sistema di tesseramento dilettantistico e qui si aprirebbero pagine e pagine di esempi.

Ebbene, questi sono aspetti che vanno aldilà dei benefici economici che dovrebbero arrivare alle giocatrici, e vengono valutati come secondari ma sono la benzina per alimentare questo motore nuovo che, con tanta fatica, si sta mettendo in pista.

Concludo con una sintesi della mia riflessione; accogliamo con entusiasmo questo passo epocale, ma abbiamo la possibilità di costruire qualcosa di solido con solerzia ma senza quella fretta che ci faccia trascurare aspetti fondamentali per una sostenibilità tecnica oltre che economica.

Ed andate a vedere le partite! Non ve ne pentirete…..

 

Ringraziamo anticipatamente l’amico Paolo Seghezzi per le riflessioni 

foto: ANSA/GIUSEPPE LAMI
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