PARITA’ DI GENERE, PROFESSIONISMO E MEDIA: PARTE LA SERIE A FEMMINILE DI CALCIO

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Immersi a commentare in questi giorni le fasi finali delle competizioni internazionali per Club, dopo aver prima riassaporato l’emozione del calcio giocato con la rapida chiusura dei Campionati professionistici maschili, è iniziato il count-down verso sabato 22 agosto, giorno in cui avrà inizio il Campionato di calcio di Serie A femminile.

La distinzione di genere sarebbe normalmente necessaria, e al tempo stesso solo logica, se invece non fosse anche l’occasione per fare qualche ulteriore riflessione, sopratutto alla luce dell’obiettivo che la FIGC sembra ormai intenzionata a raggiungere per il prossimo anno: applicare anche nel calcio femminile la Legge 91/1981, legge con la quale si abbatte la barriera del dilettantismo nel football del gentil sesso, riconoscendo alle calciatrici lo status di professionista sportiva.

Il calcio femminile in Italia è sempre stato considerato e valutato col sorrisino di mezza bocca, che non deride e non denigra ma che ha mostrato per anni un disinteresse che poi sta nei fatti. Il fuochino-fuocherello-fuoco mediatico verso i Mondiali francesi 2019 era di paglia mista a sterpaglia: finito quel calore, esaurita quella fiamma tanto effimera quanto condizionata dalla presenza ai quarti delle Azzurre, tutto l’interesse è scemato ed è svanito, inghiottito dalla fredda realtà. L’approdo al professionismo femminile sarà leva per la completa evoluzione anche mediatica di tutto il movimento.

In questo contesto semi-clandestino, solo i più informati e gli appassionati hanno colto l’evoluzione tecnica e tattica delle squadre femminili italiane, gli stessi pochi che conoscono quali sacrifici impone alle atlete uno sforzo di 90′ su un campo 100×60, quali doti atletiche e di agonismo siano necessarie alle ragazze per essere davvero competitive, a quali rinunce debbano metter conto nella loro vita privata. Solo i più informati e gli appassionati sanno che tutto ciò è passione, è sport, ed è anche il calcio femminile.

E sempre e solo i più informati e gli appassionati sanno che nel 2018 Mattel, la nota azienda di giocattoli che produce la Barbie, ha avuto come ispiratrice della collezione dedicata alle donne celebri Sara Gama, che è stata l’unica calciatrice rappresentata fino a pochi giorni fa, quando anche la footballeuse francese Armandine Henry è entrata nel catalogo, ma dopo due anni rispetto alla Capitana. Un riconoscimento da Inspiring Woman per la triestina di cui in Italia si è parlato troppo poco. Se facciamo una ricerca ci accorgiamo invece di quanto maggiormente abbiano interessato i media nazionali le vicende di Wojdan Shaherkani e di Sarah Attar, atlete saudite in gara alle Olimpiadi 2012 nonostante i divieti arabi allo sport femminile.

Ma non è un discorso di qualità degli argomenti: quando si parla di sport femminile va sempre bene, qualsiasi sia il tema specifico. La domanda principale rimane perchè in Italia, in alcuni sport come ad esempio lo sci, il nuoto, la scherma, la pallavolo o il tennis si è riusciti a creare star mediatiche femminili, (anche quando non vincano o smettano di praticare), mentre nel calcio poco o nulla. Un impulso importante per far crescere il movimento può venire dalla iniziativa di Sky, che permetterà quest’anno agli abbonati di vedere almeno 50 partite con curiosità ed approfondimenti. E’ prevista una maggiore attenzione del pubblico, un aumento della partecipazione che sarà tutto televisivo viste le condizioni restrittive in atto in questo periodo.

Crescerà la passione delle donne verso il calcio femminile ? Un contributo in termini di interesse dovrà provenire per forza anche dal cosiddetto “eterno femminino”. Le curve ed in genere gli spalti degli stadi maschili sono, ormai da anni, pieni di tifose. Ben venga questa parità di genere, questo mix del pubblico anche nei campi dove giocano le donne, ovviamente quando tornerà possibile frequentare gli stadi. L’attenzione mediatica è sorella del gradimento del pubblico. Dovremmo prendere ad architrave del ragionamento le parole di Craig Foster, ex capitano dell’Australia ed ora commentatore in Oceania per SBS TV. In occasione dell’annuncio della sede (2023) dei prossimi Mondiali di Calcio Femminile in Nuova Zelanda e Australia, egli ha affermato: ” Questa decisione riguarda tanto lo sport quanto l’uguaglianza di genere su più livelli e per una società più ampia, la parte fondamentale della nostra offerta.”

Parità di genere dunque: allora per chiudere qualche dato che può aiutarci a capire quanto e cosa ci sia di diverso tra il mondo maschile del calcio e quello femminile. Raffrontando i dati degli ultimi Mondiali, (Russia 2018, 32 squadre per i maschi e Francia 2019, 24 squadre per le femmine), spicca il dato allineato della media gol (2,64 M, 2,65 F) nelle partite giocate, (64 M 52 F), che differisce soltanto dello 0,1%. Un dato che evidenzia come, per entrambe, ci sia poco di improvvisato nella gestione di una partita quando si è in in campo. Colpisce in controtendenza invece un altro dato: le ammonizioni sono state 219 per i maschi e 80 per le femmine, 3,42 a partita per il sesso forte contro 1,53 per il gentil sesso…quando si dice le donne…è proprio il caso di dire -meno male che c’è qualcosa che ci rende diversi- !

di Alessandro Pomarici

Credit Photo : Claudia Spritz

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