MARADONA: MORTO UN DIO NON SE NE FA UN ALTRO

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Il nostro sito si interessa di calcio femminile, ma non può non salutare con dispiacere e con affetto il più grande Campione del calcio di sempre, Diego Armando Maradona, scomparso pochi giorni fa in Argentina.

La morte di Maradona ha suscitato in tutto il mondo enorme commozione, con una eco di rare proporzioni in tutti gli ambienti e a tutti i livelli. Facciamo fatica a ricordare tanta partecipazione, tanta curiosità per la morte di una star sportiva. La morte di Kobe Bryant sembrava aver mostrato una punta mediatica di interesse inarrivabile, anche per le singolari e tragiche modalità con cui si è verificata, ma la morte del Pibe de Oro ha lasciato ancor più sorpresi.

Sono stati i più grandi giornalisti del mondo a scrivere su ciascuno degli interessanti versanti della vita del Campione argentino, e i più importanti giornali del pianeta hanno messo a caratteri cubitali in prima pagina la inattesa notizia, così come anche il web ed i social ovviamente hanno riempito pagine di commenti. Dalla generosità di Diego alle operazioni subite, dalle malefatte della sua breve vita alla dipendenza, dalla sua infanzia ai suoi figli, dall’Argentina a Barcellona, a Napoli, e poi di nuovo in Spagna e poi a casa di ritorno nuovamente in Argentina, tutto sui suoi soggiorni e le sue amicizie, dalle fucilate ai giornalisti alle disintossicazioni…abbiamo letto e riletto tutto; abbiamo rivisto le sue foto con Castro, Chavez e tutte le immagini in cui è ritratto con sue legittime amicizie e preferenze personali che nessuno può giudicare. Ciascun calciatore, allenatore, amico, personaggio che l’abbia conosciuto ha raccontato il suo aneddoto, la sua vicenda, la sua storia vissuta con Maradona. Maradona, come ogni vera star dello sport è stato star di spettacolo, ha avuto una vita pubblica sotto i riflettori ed è stato, per il suo stile ed il suo carattere, una preda facile per chi ha voluto speculare, un obiettivo fermo ma traballante, dunque attaccabile, ricattabile anche per chi ha solo voluto raccontare; ed in verità egli non hai mai nascosto le sue debolezze, tanto che nell’ambiente era ben nota la sua insana condotta di vita, così lontana rispetto a quella che doveva essere una vita da autentico sportivo.

La verità che emerge ai nostri occhi però è un’altra, ed è anche il motivo che ci ha spinto a scrivere questa nostra considerazione: semplice, elementare, ma solo ed unicamente sportiva. Ad analizzare i numeri non solo assoluti ma anche relativi, Maradona non è stato il più grande in termini di realizzazioni, di presenze, e nelle graduatorie c’è chi ha fatto meglio di lui. La grandezza di un giocatore infatti non si valuta soltanto dal dato statistico. Nel ciclismo si discute, tanto e da sempre, se Coppi sia stato più forte di Merckx, ma i tempi vissuti dai due super campioni sono troppo distanti tra loro, ed il paragone per questo motivo perde di consistenza e tutto diventa opinabile. Maradona è stato il più grande, a nostro modo di vedere perché, benchè abbia giocato 30/40 anni fa, è forse l’unico tra i grandi campioni del passato che potrebbe giocare anche oggi, in un calcio così diverso da quello di Spagna 82, Messico 86 ed Italia 90. Al contrario Di Stefano o Liedholm, Charlton o Pelè, Rivera o Beckenbauer farebbero fatica ad inserirsi in un calcio così dinamico e vincolato da schemi, con regole tattiche e sintattiche rigide, da rispettare fermamente ad una velocità folle e ad un ritmo vorticoso.

Maradona invece, per le sue qualità, è stato un Campione per tutti i tempi della Storia del Calcio, anche per quelli di oggi. Vedere Messi infatti ricorda Diego, serpentine con cambi di direzione e sponde ad andature inimmaginabili. E Messi è nell’Olimpo dell’attuale mondo del Pallone, e probabilmente e tra i più grandi di sempre. Diego è stato un calciatore del passato, e la sua immensità sta proprio nel fatto che, ne siamo convinti, è anche un Campione del football presente e del football del futuro per tutte le sue caratteristiche, tutte elevate all’ennesima potenza: la sua conformazione fisica, la sua esuberanza tecnica, la sua innata dote atletica anche se poco alimentata da allenamenti assidui e continuati, la sua intelligenza e la sua visione nel campo, la sua indole mai egoista, la sua arte giocoliera, illuminata e funambolica, lo rendono un giocatore adatto all’eterno del calcio, al perpetuo del piacere agonistico, al perenne del gusto sportivo, all’immortalità della maestria divina. Se esiste una Chiesa pagana del Calcio, ed esiste perché nel mondo i discepoli del pallone sono miliardi, con la morte di morte di Maradona si può seriamente dire che non è morto il Papa, ma è davvero morto Dio, il Dio del Calcio. Rimarranno soltanto i discepoli, per sempre, e per sempre saranno solo tali.

Ph L’ Equipe

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