il Professionismo: ad oggi sembra che faccia soltanto PAURA

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Finalmente dopo venti anni la nostra nazionale femminile è tornata a disputare una competizione Mondiale, come è stato detto e scritto più volte in questi giorni della kermesse francese appunto. Ebbene sì le nostre ragazze mondiali che hanno inorgoglito un popolo intero, non sono andate in Francia da comprimarie, ma si sono rivelate la vera sorpresa della competizione consacrandosi addirittura tra le prime otto del mondo. E’ stato tutto fantastico, e avrebbe dovuto rappresentare lo spot più bello per un movimento in crescita, che fino ad oggi è stato solo preda di pregiudizi e scetticismo da parte di chi li avrebbe volute relegare soltanto dietro ai fornelli e non certo ad un pallone.

Gama, Guagni  e Giacinti e co. ci hanno messo tutte se stesse, come non ricordare le falcate in velocità di Guagni che annichilisce Van de Sanden, i lanci illuminanti di Giugliano, le reti di Bonansea o Girelli, la grinta gladiatoria di Bartoli, i voli di Giuliani, l’attaccamento ed il sentimento di Linari dalle note dell’inno fino al fischio finale, quel fischio che ha fatto scendere le lacrime sul volto di Giacinti, lacrime che non sancivano un fallimento,bensì la rabbia e la convinzione, di chi avrebbe meritato di andare fino in fondo.

Tutto questo fa parte della splendida medaglia che le nostre ragazze hanno conquistato, arrivando dritte dritte al cuore di milioni di italiani, che hanno saputo lottare, gioire e soffrire come nel dna che da sempre caratterizza il nostro popolo. Però ogni medaglia da sempre ha il suo rovescio, e quello che fa da contraltare a tutto il bello citato fin qui  è racchiuso in società come il Chievo Verona e l’Atalanta Mozzanica, costrette, non per loro volontà, ad alzare bandiera bianca, ed a dire stop, proprio nel momento in cui si credeva che il movimento avesse celebrato la propria consacrazione.

Ci chiediamo perchè, forse in Italia non ci sono le basi per far spiccare il volo a coloro che lo hanno meritato sul campo, e meriterebbero quello che ad oggi sembra che faccia soltanto paura: il Professionismo !

Le nostre atlete lo sono già mentalmente e fisicamente, sono pronte, hanno fatto la gavetta, ma le istituzioni del nostro calcio forse sono ancora radicate sulle incertezze, servono strutture e basi solide sulle quali depositare fondamenta ed iniziare finalmente a costruire, patrimoni come Mozzanica e Chievo andrebbero tutelati, e ricordarsi che realtà come queste hanno contribuito a farci vivere e ci hanno regalato estati come questa.

Di

Jacopo Uccelli

Foto: Fonte propria J.Uccelli
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