Fenomeno Rosa: Dal dilettantismo al professionismo

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Fenomeno rosa, la diversità delle nostre calciatrici,  Dilettanti con il resto di Europa

Dal dilettantismo al professionismo

Il boom del calcio femminile in Europa è sotto gli occhi di tutti. E ora anche in Italia sembra cominciare a muoversi qualcosa. Qual è la situazione delle calciatrici in rosa nel nostro paese? Come si può ulteriormente favorire questo processo di crescita?

Volendo approfondire  nel 2017, il calcio femminile ha ricevuto una notevole spinta col più grande UEFA Women’s EURO di sempre, che ha visto in Olanda la partecipazione di ben 16 squadre, facendo registrare numeri da record. Tanto che sempre più emittenti televisive si interessano alla trasmissione in diretta dei campionati, registrando ottimi successi di pubblico.  Numeri in crescita esponenziale. Sei paesi, Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Norvegia e Svezia, contano oltre 100.000 giocatrici ciascuno. In Italia
siamo ancora lontani ma gli ottimi risultati delle nostre nazionali fanno
ben sperare…


E questo non necessariamente nel calcio femminile, ma all’interno di club e federazioni, con ruoli tradizionalmente  in appannaggio dei maschi, come nel caso di Cristiana Capotondi, eletta vicepresidente della Lega Pro.

Proprio perseguendo questa linea di cooperazione, il Consiglio Federale della FIGC ha approvato le linee programmatiche per lo sviluppo del Calcio Femminile, i recenti Mondiali disputi in Francia a Giugno, dove la nostra Nazionale è arrivata niente meno che ai quarti di finale ( con grande sorpresa di tutti, addetti ai lavori e non), poi battuta proprio dall’Olanda, Campione Europea
in carica.

Ma soprattutto individuando un obbligo per le Società delle tre Leghe Professionistiche maschili di sviluppare gradualmente un settore giovanile femminile, con la possibilità di acquistare il titolo sportivo di club femminili, incentivando così i club professionistici ad investire e progettare per il Calcio Femminile.

Lo avevo  già scritto in una mia precedente, e oggi lo ribadisco: l’intervento diretto della Federazione può certo motivarsi con l’ormai lontananza del calcio femminile d’Elite da quello dilettantistico, con la denuncia da parte dei suoi dirigenti di non sentirsi più rappresentati dagli organi di quella Lega.

E ciò, evidentemente, perché l’ingresso dei club del grande calcio ha portato investimenti, professionalità e qualifiche che non
appartengono al mondo dei dilettanti (o a quello in cui si vuole confinare i dilettanti).  E questo si può fare solo facendo uscire, anche come inquadramento, il calcio femminile di vertice dal mondo dei non professionisti, attribuendo alle calciatrici che partecipano ai campionati nazionali lo status di professioniste, con tutti i diritti che ne conseguono, anche grazie alla possibilità di sottoscrivere un contratto di lavoro subordinato sportivo disciplinato dalla famosa legge 91 del 1981 e successive modifiche.

Questo può farlo la Federazione e, anzi riteniamo che sia questo il prossimo passo, sempre che in Federazione si trovi la pace fra
le società i club del calcio femminile e la LND…!

Andrea Delindati