domenica 17 lo scontro al vertice tra Milan e Juventus – Ai posteri l’atavico quesito!

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Ripenso agli ultimi dibattiti sulla “notte delle streghe” gustando una buonissima Rama di Napoli, conservata generosamente per me. Questi biscotti catanesi (colpo di scena!), glassati di cioccolato fondente e ripieni di marmellata, che non ho considerato “appetitosi” per anni, hanno esercitato in me un’attrazione particolare in occasione dell’ultima “festa dei morti”. In Sicilia, infatti, i morti non si commemorano ma si festeggiano. Per rendere più “dolce” una giornata nostalgica come questa e per assottigliare la distanza tra i mondi dei vivi e dei morti, si usava nascondere, nei posti più strani e irraggiungibili della casa, regalini e dolcetti fatti in casa per la felicità dei bambini; si andava infine tutti quanti a ringraziare al cimitero i cari e gentilissimi defunti. Da un paio d’anni invece la vera festa ha come protagonisti zucche intagliate e terrificanti vestiti di mostri; a detta di molti ci allontana dal vero significato della ricorrenza. Addirittura c’è chi sostiene che Halloween possa condurre le giovani e festanti anime ad avvicinarsi al satanismo e all’occultismo. Va bene conservare l’amore per la tradizione e il rispetto per i propri avi ma condannare aspramente il “dolcetto o scherzetto” appare davvero demoniaco.

Di certo non scherzano le ragazze delle Seria A Femminile impegnate nel quinto turno di Campionato.

Il Big Match si è disputato alle 14.30 di sabato tra Fiorentina e Milan. Partono fortissime le rossonere che colpiscono un palo dopo qualche minuto dal fischio di inizio. La posta in palio è alta ed entrambe le squadre appaiono contratte. La partita si accende dopo venti minuti, necessari a studiare gli avversari, con le viola che iniziano ad avanzare il baricentro del gioco. Le ragazze di Maurizio Ganz soffrono parecchio a centrocampo, non riuscendo ad uscire dalla propria metà campo. La Fiorentina colleziona calci d’angolo, battuti sempre con grande pericolosità, ma è su una palla persa in uscita da Jane che Alia Guagni, con un soave pallonetto, batte il portiere rossonero. Il vantaggio è meritato visto che l’unica occasione del Milan in tutto il primo il tempo (palo iniziale a parte) è un tiro della solita Valentina Giacinti la quale, avventandosi sul secondo palo, si vede neutralizzare da una bravissima Ohrstom un tiro in spaccata acrobatica nato da un cross di Bergamaschi.

Nella seconda frazione di tempo la trama di gioco non cambia: la Fiorentina attacca con belle e fluide giocate dettate dall’ottima tecnica delle giocatrici ed il Milan, pur arretrando, rimane in partita con immenso spirito di sacrificio che viene ripagato al cinquantacinquesimo quando dopo una mischia in area la palla finisce in rete per il goal del pareggio. La zampata vincente è della rossonera Deborah Salvatori Rinaldi che gioisce per la rimonta insieme ai tifosi accorsi allo stadio.

Il goal è il giusto premio per la calciatrice Rinaldi, colpita spesso duramente dalle ex compagne, che senza batter ciglio ha combattuto con grinta smisurata senza tirarsi mai indietro nei contrasti. La partita si conclude con il pressing asfissiante della Fiorentina, inutile al fine del punteggio che rimane ancora sull’uno a uno fino al triplice fischio. Il Milan torna a casa con un punto da una trasferta difficilissima ma perde la testa della classifica che rimane occupata dalla Juventus vincente contro il Verona da molti considerata la “quinta forza del campionato” dopo le “Big Four”. Da segnalare la doppietta della juventina Cristiana Girelli, al suo settimo centro stagionale, e la forza il carattere della Juventus che schiaccia con un netto tre a zero gli avversari nonostante l’inferiorità numerica per quasi un’ora di gioco. Adesso la pausa e appuntamento a domenica 17 con lo scontro al vertice tra Milan e Juventus.
Sicuramente una lotta “da brivido” per un campionato femminile da “paura” che appassiona e diverte. Mi chiedo se faccia più timore una bambina che chiede di vestirsi da “diavolo” per la festa di Halloween o la stessa che chiede la maglia della sua calciatrice preferita per la “festa dei morti”. Il colmo sarebbe una tifosa con la maglia numero 9 di Giacinti e corna da diavoletta rossonera.
P.S.: in questi giorni la “Rama di Napoli” mi ha permesso di vincere diverse scommesse. Tutti direste che si chiama “… di Napoli” perché tipica della città partenopea ed invece è un dolce tipico di Catania. L’etimologia non è chiarissima: forse la ricetta è stata inventata da un tale signor Napoli o l’ipotesi più accreditata attribuisce il nome del dolce in riferimento alla moneta di rame coniata con l’unificazione dei regni di Napoli e Sicilia. Vi lascio con la “rubrica aneddoto d’infanzia”. Da bambino continuavo a chiedermi perché un nonno che non ho mai conosciuto fosse così generoso con me per la festività dei morti e soprattutto perché fosse così “diabolico” nel nascondere nei luoghi più disparati i miei doni. Ai posteri l’atavico quesito!

di Consalvo Alfonso

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