COPPA ITALIA: AS Roma Le Lupe mostrano i denti… 0-4!

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UN ULTIMO GIORNO

Nessuno, scrive Aristotele nell’Etica Nicomachea, può dirsi felice, se non poco prima di morire e reca l’esempio di Priamo, che in vecchiaia perde la sua patria e tutti i suoi cari. Per converso, nessuno può dirsi infelice, prima dell’ultimo giorno. Questa stagione, che ha fatto registrare per le Lupe tante domeniche di scoramento, rivela ora l’antico volto, l’antica aurora che si tinge dei colori giusti. Bavagnoli fa capire subito che la coppa Italia è l’obiettivo stagionale e schiera dal primo minuto la migliore formazione possibile.

 

A centrocampo, con gli infortuni di Greggi, Hegerberg e Ciccotti, torna sugli scudi Bernauer, sicuramente fra le migliori. Il gioco è spumeggiante, pressing alto, palle recuperate e verticalizzazioni improvvise. Ci si può chiedere se fosse mai mancato. La risposta è no, ma una serie di errori individuali, purtroppo, ha causato sconfitte e conseguente perdita di sicurezza.

 

Ora la Roma fa tutto con una precisione maniacale. I passaggi sono precisi, i tagli incisivi, le chiusure dure e puntuali. Linari fa vedere una cattiveria di cui si aveva bisogno. E stavolta arrivano anche i gol. Tanti, di Lazaro finalmente.

Le mancavano fino al punto di disperarsi nell’ultima partita. Oggi non ce ne è per nessuno, se è vero che per la Florentia la migliore in campo è l’estremo difensore Friedli. Al 5,’ è già vantaggio ospite. Bello scambio Lazaro-Serturini, la Campionessa ancora impeccabile, e bomba di sinistro della spagnola che si insacca. Al 30’, Paloma rifà il movimento che ha sempre fatto ultimamente: dal corner va incontro sul primo palo, come faceva un certo Roberto Pruzzo. Gira e raddoppia.

Chi scrive rivede giorni felici e si ricorda che suona ancora qualche corda laggiù, ormai nascosta nel suo cuore. Le neroverdi girano a vuoto e nessuna palla giunge a Martinovic, spesso bestia nera delle Lupe. Andressa gioca e gira palla in continuazione. Ormai la Roma è con un 4-2-3-1. Al 35’, sempre Lazaro calcia fortissimo ma Friedli fa il miracolo. In chiusura di tempo, è lo zero a tre. Contropiede fulminante di Annamaria che si invola in una metà campo deserta e non perdona.

La ripresa finalmente mostra gli stessi denti delle Lupe. La Juve un po’ di paura deve averla, ogni giorno è come l’altro, nulla di nuovo sotto il sole, è vero. Ma è vero anche che il sole è nuovo ogni giorno e che «per tanto variar natura è bella», come diceva il poeta Tansillo. Andressa si libera subito al tiro, al 46’, il gol sembra fatto, ma Friedli para. Passano due minuti e ancora la brasiliana, dopo uno scambio magistrale con Serturini, ci riprova e non sbaglia. Siamo zero a quattro e la Roma non subisce nulla. Al 56’, esce Giugliano ed entra Severini, che giostra bene. Bavagnoli ha bisogno di avere un’alternativa pronta a centrocampo e prova a costruirla. All’82’, quel che mancava. Entra Agnese la Guerriera. Se Cosimo de’ Medici-Bavagnoli non è mai mancato, ora Roma aspetta Cesare Borgia-Bonfantini. La Guerriera si rivede. Ha la bava alla bocca che le mancava da molto. Conquista subito un calcio di punizione dal limite e manda via tutte. Vuole batterlo lei. Missile di destro e traversa piena, peccato. Ma si è vista, dopo tantissimo un’altra Agnese. Chi scrive lo dice da tempo, è lei che può trasformare tutto di nuovo. L’applicazione della squadra oggi, come contro il Sassuolo, è stata impeccabile. Sono tanti i versi di un poema e sono tanti i dubbi di un lettore fino alla fine.

La speranza, fin quando vive, non chiede nulla. Le Lupe devono tenere alta soprattutto l’attenzione. Se così fanno, hanno poco da temere. Con tutto che c’è una partita di ritorno da giocare, una classifica da scalare in campionato ed una probabile semifinale di coppa Italia contro la Juve che suggerisce che ancora siamo nel tempo degli aedi.

Sarà importante gestire bene l’alternanza tra il 4-2-3-1 e il 4-3-3, il vecchio marchio di fabbrica. E sarà importante credere, soprattutto, che quando ululano le Lupe, qualcosa può sempre succedere. Il tifoso della Roma da sempre sa sopportare il dolore. Perché ama più di quanto chiede. E nel suo cuore ci sarà sempre spazio per un ultimo giorno ancora da vivere.

Pietro Secchi

Credit Ph Daniele Bettazzi

                    

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