CAMPIONI, CAMPIONESSE, STELLE E CAMPIONATI

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Campionato di calcio di Serie A Femminile partito, sia per il calcio maschile che per quello femminile. Facciamo una breve analisi dei costi, quella che farebbe la massaia intenta a cucinare melanzane alla parmigiana per una famiglia di 5 persone, analogia tanto cara al maschilismo calcistico italiano.

Ma anche il maschilismo inizia ad avere bisogno di impianti stabili su cui basarsi, già, perché infatti i costi delle giocatrici donne con quelli degli uomini non sono affatto rapportabili sebbene la qualità del gioco, il livello di agonismo e l’impegno, soprattutto per le campionesse italiane che è anche maggiore, è uguale, per così dire fra i due sessi.

Mancano ancora i privilegi riservati ai giocatori maschi, gli atleti osannati dalle cronache e dal pubblico, troppo osannati per la verità spesso molto di più di quanto in realtà meritino. E intanto il calcio maschile perde punti, consensi e raccoglie sempre di più rabbie e risentimenti. Mentre invece il calcio femminile è sempre più amato dalle folle e ammirato dai giovani e dalle giovani che si ritrovano in senso umano, pratico e sociale nelle vite di queste campionesse, che lavorano, guadagnano soldi in proprio senza alcuna regalia e dopo ore ed ore di attività lavorativa si concedono il ‘relax’ di quella agonistica. Gli omoni del calcio maschile? Stanchi dopo 4 ore di allenamento.

Un esempio molto pratico dei costi del calcio comparando quello maschile a quello femminile sta nel fatto che il valore di mercato del giocatore di calcio di serie A, anch’egli campione nazionale, meno pagato è poco più di 17 milioni di euro senza andare ad indagare sul suo guadagno annuale. La campionessa di calcio italiana più pagata, prende invece, solo poco più di 30mila euro all’anno. Qualunque imprenditore o massaia intenta con le melanzane al forno o ad ammassare fettuccine, si metterebbe le mani sporche tra i capelli, poiché appare ormai a tutti alquanto chiaro che la sopravvivenza in questo stato del calcio maschile nazionale ed internazionale non è più un fatto di business, non si investono milioni di euro per averne poco più o in pareggio. Infatti uno dei fondamenti dell’imprenditoria e del guadagno sta nell’investire poco e ottenere molto di più. Questo però non accade nel calcio maschile almeno così come è organizzato al giorno d’oggi. Dunque l’imprenditoria nostrana così come stanno facendo già le più blasonate società di calcio, dovrebbe iniziare ad investire su di un prodotto nuovo e che sta esprimendo una popolarità sempre più crescente negli anni.

Le campionesse donne non hanno nulla da invidiare in quanto a qualità professionistica e gioco, oltre alle peculiarità atletiche, ma allora perché dovranno aspettare ancora due anni per vedere – forse – il calcio femminile diventare professionistico anche in Italia? Presidente Gravina, dia una risposta logica e convincente a questo. Intanto però la FIGC è riuscita nell’intento di spegnere l’onda emotiva del calcio femminile ai mondiali di Francia. Troppo clamore, meglio zittire la volontà dei tifosi altrimenti si rischia di andare contro interessi miliardari dei soliti noti.

E che dire delle ‘stelle’ appuntate sulle maglie di queste calciatrici e guadagnate dai loro club ma nei campionati maschili? Qualcuno forse pensa che queste ragazze non siano in grado di ‘stellarsi’ da sole?

Gravina e la FIGC è bene che intervengano e la smettano di zittire, tacere e far finta di non vedere e di non capire.

Il calcio femminile brilla bene da solo con la sua stella calda e lucente di novità, di purezza, di bellezza e di bel gioco.

E dunque che il calcio femminile sia professionistico subito perché a queste atlete come ai loro tifosi non interessano affatto gli affari miliardari e i “bamboccioni ricamati”, ma amano lo sport così com’è senza fronzoli e lustrini.

Basta precludere ancora una volta le pari opportunità anche nello sport. L’Italia sta diventando un Paese civile e civili sono già i suoi cittadini che non vogliono più essere presi in giro e le ragazze di questo sport non possono accettare di essere continuamente soggiogate.

di

Carla Liberatore

Foto:Ansa/ G.Lami

 

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