Calcio Femminile: le perle nate dai bassifondi

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Brillano le stelle in cielo come gli occhi luminosi delle ragazze del calcio femminile. I dati parlano chiaro, boom di ascolti in Italia e in tutta Europa nell’ultimo avvincente Mondiale tenutosi in Francia.

Gli unici che ancora non parlano chiaro sono quelli della FIGC italiana. Il presidente Gravina sull’onda emotiva delle ragazze italiane in disputa con l’Olanda negli ottavi di finale ha dichiarato che per luglio 2020 il calcio femminile sarà inserito nello sport professionistico. Perché aspettare tanto? Cioè ben due stagioni ancora per dare a questo sport in rapida ascesa in tutto il mondo la connotazione che merita! I “maligni” potrebbero pensare che la FIGC voglia attendere lo spegnersi di questa onda mediatica ed emotiva che ha coinvolto un intero paese e non solo.

Inutile anche inoltrarsi in discussioni sterili sulla discriminazione di genere, perché tanto c’è, è evidente e si nota da sempre specie nell’ambiente del calcio nel quale in particolare negli ultimi mesi si è potuto assistere a commenti ironici e a volte pesanti sulla presenza delle donne in questo sport.

Ma le DONNE ci sono; quelle undici che hanno giocato il mondiale, la loro allenatrice e le compagne in panchina c’erano e si sono espresse egregiamente nello sport portando alla visione del mondo la qualità, il cuore, la professionalità, il bel gioco, la tattica e la tecnica che il circuito maschile intriso di interessi economici ingenti e in Italia, diciamolo pure: imbrigliato da una cultura vetero-maschilista, non avrebbe mai voluto che si notasse.

Cosicché le donne del calcio di sempre, madri, mogli, fidanzate, etero, lesbiche o come altro si vogliano chiamare, un giorno dopo l’altro, generazione dopo generazione hanno sfornato calciatrici di altissimo livello capaci di competere in un campionato mondiale che le ha viste vincenti sotto ogni profilo anche se uscite .

Campionesse nella vita e nello sport, umili, votate al sacrificio e alla lotta per ottenere un obiettivo e raggiungere un risultato, capaci di piangere, ridere e rallegrarsi così come di intristirsi. Ma loro hanno vinto.

Non si tratta più soltanto di un fattore sportivo bensì di una questione che riguarda la tanto sospirata parità di genere, concetto che in Italia si fa molta fatica a comprendere e ad accettare.

Per fare un esempio, i colleghi maschietti del calcio girano in Porche, Mercedes, Maserati e quant’altro; loro, le ragazze, vanno a lavorare otto ore al giorno per un normalissimo stipendio come ogni altro italiano. Questo è stato l’incantesimo che ha fatto scatenare la grande simpatia degli spettatori nei confronti di queste eroine dei nostri giorni, stufi di guardare tanti campioni e spesso anche “bamboccioni, viziati e strapagati.”

Le ragazze del calcio italiano hanno riportato questo sport ad una questione di cuore e di professionalità, così come infatti dovrebbe essere uno sport qualunque esso sia e lo hanno strappato dalla visuale dei ragazzini, ragazzoni e ragazzotti pieni di quattrini da fare schifo.

Umili, semplici e vere, contrariamente ai loro colleghi maschi e la questione è ormai evidente agli gli occhi di tutti gli italiani e questo nelle alte sfere del calcio maschile con ogni probabilità brucia molto ammetterlo.

Il calcio femminile che abbiamo visto nel 2019 D.C. è oltre ad un atto di rivendicazione di una parità ancora inesistente, anche un’ancora di salvezza per il calcio maschile che al contrario sta perdendo consensi e attenzione con il risultato, guarda caso, che molte società di serie A, B, C stanno andando in fallimento per diversi milioni di euro dovuti ad investimenti che spesso si rivelano sbagliatissimi, poiché nel calcio maschile sussiste ancora una specie di onnipotenza megalomane che lo rende a volte antipatico.

La FIGC parli chiaro: luglio 2020 non è una data è una intenzione. Ora servono conferme e date certe.

di

Carla Liberatore

Credit:firenzetoday.it

 

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