“Un Sogno chiamato Scudetto”

Condividi l'articolo

 

 

Per la prima volta in assoluto, una squadra di calcio femminile calcherà le scene di uno dei palcoscenici più prestigiosi della nostra nazione: Juve – Fiorentina si giocherà all’Allianz Stadium.
Adesso provate un attimo a mettervi nei panni di chi, per una vita intera, ha praticato uno sport considerato da sempre maschile, dove durante gli incontri gli spalti sono sempre stati vuoti se non per qualche appassionato, amici e parenti, dove i campi dove giocare le partite sono quelli dove i ragazzi fanno l’allenamento. Ogni appassionato di calcio che ci ha provato e non ci è riuscito si sente come loro. Uomo o donna che sia.
Da bambino un maschio sa che se ama questo sport, è volenteroso e ha i piedi buoni, può permettersi di sognare in grande. Lo può fare perché è un sogno che si può realizzare, perché anche Ronaldo, Messi, Totti, Zidane, Pelé, Maradona e tanti tanti altri, sono stati bambini esattamente come tutti.

Ma una bambina? È lo stesso anche per lei? Non giriamoci troppo intorno. No, non è la stessa cosa.
Un esempio molto semplice. Tra me e mio fratello c’è esattamente un anno, entrambi amanti del calcio, entrambi ci abbiamo giocato ma a lui dicevano che poteva diventare il nuovo Dino Zoff (ovviamente glielo dicevano per farlo contento, non scherziamo!) a me non dicevano nulla. Per carità, io non aspiravo di certo a diventare come Pelé, ma mi sarei accontentata almeno di un meritato “hai la potenza del destro di Batistuta”. Mi pareva il minimo. E invece no, niente (ancora sono indignata da questo comportamento).

Aneddoti personali a parte (magari io tutto questo fenomeno non ero), le femmine non sono mai state messe sullo stesso piano dei maschi. Il calcio era cosa da uomini e se a te donna piace e sei pure brava, dovrai faticare il doppio per farti notare.
Io, ovviamente, parlo della nostra nazione.

Per fortuna però, oggi le cose sono un po’ cambiate. La Serie A femminile ha preso piede nella FIGC e se non avete mai visto una partita vi consiglio di farlo perché al di là della tecnica, della tattica e di tutte quelle cose che rendono il calcio lo sport più seguito a livello nazionale, c’è una cosa che non siamo più tanto abituati a vedere: il divertimento, il giocare per il gusto di giocareSì, sono competitive perché altrimenti che senso avrebbe, però sono anche unite tra loro, e mi riferisco a tutte le squadre. Non interessa chi fa gol, l’importante è portare a casa i tanto ambiti tre punti. Sono un gruppo e si comportano di conseguenza e, soprattutto, giocano anche per dimostrare che la passione è la stessa per tutti. I sogni dei bambini sono tutti uguali e tutti importanti alla stessa maniera, che siano maschi o femmine. Vanno tutti rispettati e incoraggiati a portarli avanti perché, semplicemente, è giusto così.

Oggi, se una bambina sogna di giocare in uno stadio come quello dell’Allianz lo può fare, se sogna il Pallone d’Oro lo può fare, se sogna di vestire la maglia della nazionale lo può fare. Sognare, avendo la speranza che i tuoi sogni si possono realizzare, ti rende un sognatore consapevole che, se vuoi, puoi.

Fonte:sportnews.snai.it
Credit Foto: Getty Immages
Translate »