Acque Salvie, la Roma torna a casa con una vittoria!

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Acque Salvie, la Roma torna a casa.
HUC PROPERAT CAELOS OPTAT QUI CERNERE APERTOS. “Qui si affretta chi desidera vedere i cieli aperti”. È un frammento dell’iscrizione che, per secoli, ha accolto al complesso abbaziale delle Tre Fontane coloro i quali, giunti come viandanti o pellegrini, aspiravano alla conquista della salvezza eterna fermandosi in quell’oasi di pace, già allora incastonata nel frastuono dell’Urbe.

Luogo noto, non a caso, anche come Acquae Salviae. Nomen omen. Per fortuna non di profana salvezza, ma di rischiarare un inizio di stagione macchiato di irregolari tinte fosche aveva bisogno la Roma di Betty Bavagnoli. E, per ritrovare il conforto di spazi conosciuti in cui muoversi a proprio agio, miglior posto delle mura domestiche non poteva esserci.
Fato ha voluto che proprio contro il Verona si fosse disputato, allo stadio Tre Fontane, l’ultimo incontro di campionato prima del propagarsi’dell’epidemia che, in tutti, tutto ha messo in dubbio. Allora era finita 6 a 0, la Roma sembrava consapevole dei propri alti mezzi ed era proiettata, in impetuoso crescendo, verso un gran finale, appagante le legittime ambizioni della squadra.

La ripresa del nuovo anno, invece, si è colorata presto di chiaroscuro, come se la lontananza dagli spalti di casa, purtroppo ancora deserti, grigi e silenti, avesse provocato un qualche smarrimento.
Ma il Tre Fontane è il Tre Fontane e, per quanto muto, ha nuovamente accolto da involontaria diaspora le sue figlie predilette, restituendo loro fiducia, costanza ed intensità di gioco.

La Roma ha dominato senza tregua per 90 minuti, messo costante pressione alle avversarie, creato un settanta volte sette occasioni da gol. Un numero esagerato insomma. Non fosse stato per le parate prossime al miracoloso di Francesca Durante – di gran lunga la migliore in campo del Verona insieme alla instancabile Bragonzi – probabilmente il risultato sarebbe stato ben più ampio del 2 a 0 finale. Sono arrivati, quindi, tre punti fondamentali, necessari per continuare a credere in una rapida ascesa al cielo della classifica, pur dovendo confidare, ora come allora, in una prossima caduta delle superne schiere. Per carità, imprecisioni al tiro od indecisioni nell’attimo fatale che lo precede si sono ancora viste, ma, rassicurate dagli dei lari, le giallorosse non hanno mai dato l’impressione, contrariamente alle precedenti uscite, di soffrirne o rimanerne condizionate.

Agnese Bonfantini, per dire, pur mancando per millimetri irti di dubbi una facile occasione sullo zero a zero (solo lei e la Durante possono dire se la palla ha superato o meno la linea di porta), trascorsi pochi minuti, dopo essersi liberata dell’avversaria con una giocata celestiale delle sue, ha servito un geniale assist per il raddoppio definitivo della solita Paloma Lazaro. Olè.
Annamaria Serturini ed Andrine Hegerberg, analogamente, nonostante abbiano fallito entrambe agevoli opportunità di portare in vantaggio la squadra, sono state comunque, alla lunga, tra le migliori. La prima, imprendibile e devastante sulla fascia sinistra, ha intanto sbloccato se stessa (deo gratias!) ed il risultato realizzando il primo gol della partita e suo stagionale, colpendo poi il palo con un tiro al volo che, per coordinazione e difficoltà di esecuzione, sarebbe stato certamente degno di maggior gloria. Eterna.

La seconda, norrena ormai nostrana, di eleganza illuminata in fase di costruzione, aggressiva e grintosa in interdizione, ha garantito l’indispensabile equilibrio, quanto mai prezioso, ad un centrocampo altrimenti troppo proteso in avanti. Oltre alla soddisfazione personale del gol, sfumato per un niente in più circostanze, è una giocatrice che avrebbe meritato sicuramente più spazio e minuti. Sarà arduo rinunciarvi. In futuris spes.
Merito particolare va riconosciuto anche alla difesa. Per statuto sempre rischiosamente posizionata alta in prossimità della linea di metà campo, a sostegno tanto della manovra quanto ad accompagnare il pressing assillante sulle avversarie, stavolta non ha concesso occasione alcuna ad una troppo rinunciataria Verona. Tra tutte, onore al merito ad Angelica Soffia che da ex, in concorso con Serturini, ha scavato come aratro bivomere solchi in zone opposte a quelle di sua abituale pertinenza, non sbagliando di fatto mai una palla od un intervento. Medaglia al valore deve essere riservata, sulla scia delle tre giornate precedenti ed al netto dell’infausto rigore provocato ad Empoli, alla prestazione magna cum laude di Tecla Pettenuzzo.

Dotata di mezzi atletici straordinari e di un senso del tempo sull’anticipo fuori dal comune, oltre ad offrire sicura guarentigia alle altrui avanzate, sta mostrando con continuità piedi e visione di gioco da centrocampista, doti fino a poco tempo fa inespresse. Suo, infatti, il passaggio che ha spalancato la via al primo gol della Roma, uno dei tanti lanci profusi ad abundantiam degni della miglior Giugliano. Il che, come complimento, dice davvero tutto. Anche per questa raggiunta completezza non può che essere considerata una delle migliori centrali di difesa del campionato, e più che meritata, quindi, la sua recente convocazione in Nazionale maggiore.

Destinata ad ascendere per direttissima all’empireo dell’azzurro è Alice Corelli. Entrata in gara solo nel finale, i pochi minuti giocati sono stati più che sufficienti per rimanere sbalorditi dalla sua esuberanza tecnica e fisica ed ammaliati dalla sfrontatezza dei suoi 17 anni straripanti di talento. Chissà che impressione avrà fatto ad Ada Hegerberg, attaccante immensa e pallone d’oro, ospite in tribuna per assistere alla splendida prestazione della sorella Andrine e delle compagne di ventura.
Insomma, il ritorno a casa ha portato aria salubre alla Roma, ad una squadra che ha bisogno, per esprimere a pieno il suo elevatissimo valore, di giocare in fiducia e senza troppi timori, con quella organizzata spavalderia che una rosa ancora giovane, ma dai piedi d’oro e cuore adamantino, può permettersi. Già domenica prossima contro l’Inter. Certo, i punti persi sono spine dolorose e la scalata al cielo non sarà semplice ma, dovessero ancora addensarsi le fosche trame del dubbio, valga come monito il seguito dell’iscrizione abbaziale delle Tre Fontane: SEMPER DIFFICILI QUAERUNTUR SUMMA LABORE. “Sempre le cose difficili si ottengono con grande fatica”, come l’ammonimento di una madre o l’insegnamento di una nonna. Aria di casa, insomma.
Infine, visto che non di solo calcio vive l’uomo, la donna in questo caso, ma come pochi altri palchi può prestarsi alla diffusione di buone e sacrosante novelle, con doveroso orgoglio occorre segnalare l’adesione, visivamente rappresentata dalla patch dedicata sulle maglie di gara, da parte della Roma alla campagna di sensibilizzazione per la lotta contro i tumori al seno, promossa da Susan G. Komen Italia. AUSCULTA…ARCTAM SEMPER HABET VITA (BEATA) VIAM. “Ascolta…la vita (beata) passa sempre per uno stretto sentiero” e la prevenzione può rendere il cammino più sicuro, solatio ed arioso. Lo dicono da ieri le ambasciatrici giallorosse, lo si può leggere all’ingresso del Tre Fontane, noto anche come Acquae Salviae. Nomen omen.
Daje sempre, senza paura!

Lorenzo Santi

Foto di Giulio Tiberi

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